PROLOGO
New York city. In un nascondiglio segreto, un folto gruppo di ninja della “Mano” osserva delle diapositive dove è ritratta la loro pericolosa nemica, Elektra Natchios, che uccide a colpi di Sai, cioè delle spade corte giapponesi, diversi assassini in nero. Le diapositive sono presentate da uno dei capi della “Mano”: Satoshi Masamune, un trentacinquenne in doppio petto bianco dagli occhi pieni di follia e determinazione.
- Osservate, osservate come la nostra ex-allieva, Elektra Natchios, si disfa dei nostri migliori assassini! – esclama Satoshi, indicando la donna ai suoi interlocutori – E pensare…e pensare che non molto tempo fa questa donna vestita di rosso era morta e sarebbe potuta risorgere come servitrice fedele della “Mano”! Ora, osservate… - continua a dire Satoshi – è divenuta peggio di prima e dire che per un po’ di tempo era divenuta una dei “Casti”. Ma il richiamo del sangue l’ha ritrasformata in quella femmina ribelle e senza padroni, che era nella sua prima vita! E di chi è la colpa di questo ? - domanda Satoshi, cambiando diapositiva col telecomando portatile del proiettore e mostrando un uomo dal costume e dal cappuccio scarlatto - Del suo ex-amante dei tempi che furono, del vigilante Devil, alias l’avvocato non vedente Matt Murdock, addestrato dal nostro temibile avversario Stick, e solo per questo deve morire…M a non solo lui, - un’altra pressione sul telecomando e una donna capelli rosso fuoco dal costume nero sostituisce Devil - anche questa donna partecipò alla resurrezione d’Elektra, la conoscete tutti, si chiama Natasha Romanoff, la spia vestita di nero conosciuta col nome in codice di VEDOVA NERA!!!! -
NATASHA ROMANOFF, LA LETALE VEDOVA NERA IN: UNA “MANO” DI TROPPO!
Un racconto scritto da Marco Poggi, ispirato ai personaggi di Stan Lee & Frank Miller.
Parla Natasha Romanoff in prima persona: Mi chiamo Natasha Romanoff, nome in codice “Vedova Nera”, professione spia freelance. Di solito, a quest’ora, sarei vestita di nero, a caccia di microfilm, a giocare a fare 007, in qualche luogo sperduto del mondo. Ma stasera sono a New York, a fingere d’essere quella che vorrei sempre: una bella donna, vestita d’Armani, accompagnata da un uomo attraente, che mi vede solo come una ricca ereditiera di un casato russo. No, non è un agente segreto, ma un comune riccone che risponde al nome di Jonathan Winters. Ci conosciamo da poco più di un mese, ma ci siamo subito piaciuti. Stasera siamo andati a teatro, poi a mangiare al “Ritz”, ma adesso la Porche di Jonathan è posteggiata vicino al mio attico ed è da 15 minuti che ci sbaciucchiamo come liceali. Mi chiedo se Jonathan sia serio e se questo legame durerà. Con il mio “lavoro”, legare con dei “civili” può essere pericoloso.
- Sei una donna affascinante, Natasha! – esclama il mio accompagnatore, stuzzicandomi con quella sua barba castana e affascinandomi con i suoi occhi blue – Ho passato una bellissima serata! – ed io:
- Anch’io, Jonathan, e non sai quanto ti ringrazio di questo! – e lui:
- Allora perché non m’inviti su da te, a bere qualcosa ? – ed io, abbassando lo sguardo:
- Non così presto, ci conosciamo così da poco tempo che non vorrei affrettare i tempi! –
- Cosa mi nascondi, Natasha Romanoff ? – mi chiede Jonathan – Il cadavere del tuo defunto marito, forse ? – ed io, ridendo gli rispondo:
- Ma cosa dici, Jonathan ? Dico solo che è troppo presto per estendere il nostro rapporto. – e lui:
- Va bene, Nasha, ma non attenderò per sempre! Lo vedo dai tuoi occhi che sei una donna troppo sola, che hai bisogno di qualcuno che ti stia accanto…Se solo tu ti confidassi con me! – ed io, aprendo la portiera dell’auto ed uscendo fuori, lo saluto dicendo:
- Jonathan, sei un uomo meraviglioso, ma è ancora presto per le confidenze e i segreti di famiglia. Sei molto caro, - con la mano destra gli accarezzo la guancia – ti giuro che sarò io a venire da te al più presto e sarà una notte fantastica, te lo prometto. Buonanotte! – e lui, ricambiando la carezza, mi dice:
- Attenderò con ansia quel momento, Nasha! Buonanotte! –
Jonathan chiude la portiera, parte a tutto gas, lasciandomi sola con i miei pensieri, mentre mi accingo a salire lentamente le scale che portano al mio attico. Se mi sento sola ? Certo che si, mi mancano un sacco gente, Ivan Petrovich, il mio patrigno, il prode Ercole, lo scatenato Clint, il dinamico Matt, ma soprattutto Alexy, il mio defunto marito. Certo, ci sono le chiamate di Nick Fury, il direttore dello “S.H.I.E.L.D.”, ma non sono il tipo che porta a letto i superiori, soprattutto gente come il vecchio Nicholas. Arrivo nel mio attico buio, accendo la luce, ma il mio animo è ancora buio. Forse dovevo accettare l’offerta di Jonathan, forse dovevo farlo salire. Mi tolgo il vestito, mi libero dei miei “trampoli” d’argento da 12 centimetri di tacco che chiamo scarpe, vado nel mio armadio per indossare una vestaglia e trovo…UN NINJA NERO FRA I MIEI VESTITI!
(FINE PRIMO EPISODIO)
Nel quinto episodio della sua saga, la Vedova Nera torna ad essere la protagonista assoluta e, piuttosto che lasciare il campo alla furia devastatrice di Elektra, preferisce scendere a patti con la Mano per uccidere la ninja in rosso, per salvare la vita a Matt Murdock. Per capire cosa succederà, vi consiglio di nonm perdervi il sesto capitolo!
Marco Poggi
P.S.: Nessuno commenta ?
THE BEST!
Parla la Vedova Nera in prima persona: La vita a volte è buffa. Meno di due ore fa, la mercenaria Elektra Natchios mi aveva salvato la vita da un attacco mortale dei ninja della “Mano”. Diceva che era curiosa di vedermi in azione e mi aveva persino sfidato a duello, tanto per scherzare e prendersi gioco di me. Ma ciò che poteva essere un gioco due ore fa, ora è divenuto una vera sfida mortale. Io sono di fronte a lei, armata di una pesante katana, in un’arena illuminata da luci al neon, pronta a combattere per la salvezza di un uomo che ho molto amato e che amo ancora, Matt Murdock, detto anche Devil, l’“uomo senza paura”. Lo stesso uomo sconfitto e quasi ucciso dai sicari della “Mano”, ora legato mani e piedi ad un palo davanti a noi. Siamo nel nascondiglio newyorchese della setta ninja, io ed Elektra siamo circondate da schiere d’uomini in nero, che si confondono con l’ambiente oscuro che ci circonda. Sono io ad aver voluto questo duello, convincendo il capo, il ninja dorato Satoshi Masamune, che ci guarda con le braccia conserte accanto agli altri sicari, ad accettare una sfida fra me ed Elektra per la salvezza mia e di Matt. In premio, lui avrebbe non solo il cadavere del suo peggior nemico, ma anche la mia anima. Dannata boccaccia, potevo agire silenziosamente, scatenarmi assieme ad Elektra in strada, ammazzare più sicari possibile e salvare Matt sostenendo una dura, ma ripetitiva battaglia, che sarebbe sfociata in un massacro. Ora, invece, è troppo tardi per recriminare, i sicari ci hanno preparato il terreno del duello, ci hanno dato delle spada giapponesi affilatissime, ed io e la mercenaria siamo concentrate più che mai. So bene che potrei non farcela con una ninja, ma almeno avrò dato a Matt Murdock una debole possibilità di sopravvivere e ai ninja la morte del loro traditore numero uno. Elektra ed io ci guardiamo negli occhi, alzando più che possiamo la nostra lama, ci studiamo attentamente, avanziamo di lato lentamente, poi un urlo reciproco e iniziamo a combattere.
E’ Elektra a dare il primo colpo, che paro con la mia lama, poi io contrattacco e lei risponde con velocità. E’ abile, con un calcio mi ha già allontanato di qualche metro. Non badiamo più a chi ci guarda e chi ci sente, non diamo retta alle urla di disperazione di Matt, che vorrebbe che non combattessimo fra noi. Lei salta e affonda, io schivo e con un fruscio mortale al suo orecchio destro, le faccio provare la sensazione di chi sta per perdere un arto. Un colpo di katana mi prende di striscio, ma lacera solo un lembo del mio costume. Io faccio altrettanto, un colpo ben diretto da parte mia ed è la sua bandana rossa a volare per terra. Metto a segno un altro colpo e la prendo al braccio di striscio, lei non batte ciglio e mi sfregia la guancia sinistra. Lei vuole combattere alla pari, non utilizzando alcun trucco ninja, d’altronde è stata lei a suggerire a Satoshi Masamune di far svolgere questo duello nel nascondiglio della “Mano”. E mentre lottiamo fra noi, i maschi in nero ci osservano in silenzio, mentre Matt, impotente ad intervenire, sfibrato, smascherato e col costume lacero continua a dirci di smetterla. Non può vedere che ciò che succede, ma può udire il nostro battito accelerato, sentire il nostro sudore e il nostro sangue colare a terra. Sente anche i nostri sbuffi, il rumore delle lame che s’incrociano e le nostre urla.
(FINE SESTO EPISODIO)
(SESTO EPISODIO CONCLUSIONE)
Il sangue non si spreca, sgorga da entrambe, il duello è entrato nel vivo ed è alla pari. Io mi metto in posizione di guardia e lei mi osserva, ansimando e ghignando, con il sangue che le cola in viso e sulla spalla. Sa che sono pronta ad attaccare e m’invita a farlo presto. Io non tardo ad accontentarla, spicco un balzo vertiginoso e la colpisco con la punta del mio piede. Lei cade, ma si rialza subito dopo, strappandomi con la sua katana un altro lembo di costume, che scopre il mio ombelico. Potrei usare i miei “morsi della Vedova” per colpirla a tradimento, ma sarei una vigliacca, poiché lei ha promesso di non usare alcun trucco ninja. Così continuiamo a lottare, scambiandoci colpi letali, per l’amore e la vita di un uomo che amiamo entrambe. Tutto questo mi fa pensare al mio addestramento in Russia, quando Madame Suzawska, la mia insegnante di balletto e di tecniche di seduzione, mi disse che attraverso il proprio fascino una donna poteva ottenere tutto ciò che voleva da un uomo. Bisognava stare attenti solo ad una cosa: a non innamorarsi di nessuno, altrimenti si rischiava di compromettere la missione. Quante volte ho trasgredito a questa regola ? Quanti uomini ho amato e quanti ne ho persi a causa del mio sentimentalismo ? Beh, io ne ho abbastanza di vedere morire mariti, oppure amanti, Matt è un brav’uomo e combatterò affinché lui viva, combatterò per lui perché l’amo, anche se adesso mi chiama “traditrice” e “pazza”. Mentre mi difendo dall’ultimo affondo d’Elektra, la guardo in faccia e mi chiedo se la considero ancora una rivale pericolosa in amore. No, ora la considero un’ottima combattente, un’eccellente schermitrice, una donna d’onore. La sua vita è stata difficile, come la mia. E’ così giovane e così letale, il mondo le appartiene, è la sua generazione che deve cambiarlo in meglio. Io ho solo l’aspetto e il corpo giovanili, chi ha la mia età oggi ha i capelli bianchi, oppure è morto, seppellito in una tomba di marmo dai propri cari. Se vinco io la mia anima sarà dannata per sempre, posseduta da uno dei sicari della “Mano”. Ma se vince lei questi uomini che ci osservano moriranno tutti, ma Matt e lei saranno perseguitati da altri ninja della stessa setta, finché non moriranno di morte violenta.
La mia non è una battaglia senza senso, esiste una terza possibilità che tutti, anche Matt, non hanno effettivamente valutato. La battaglia, intanto, giunge al suo apice e sono io, stranamente, a dominarla. Elektra ha giocato pulito e io ne ho approfittato combattendo con tutte le mie forze, impiegando ogni mia astuzia marziale. Io sono stata addestrata ad essere la migliore spia al mondo, quindi anche ad essere la migliore combattente del mio reparto. Questa ragazza greca, invece, è stata plagiata da esseri mostruosi e demoni maligni, è stata uccisa e riportata in vita. Le è stata data una seconda chance, ma lei ha preferito ritornare ad essere quello che era e ora tocca a me, una dei suoi salvatori, cercare di fermarla per sempre. Un ultimo attacco, un ultimo passo di danza, un ultimo urlo e il duello è finito. Elektra cade a terra, mentre io le punto la lama della mia spada in gola.
- Che cosa aspetti, Vedova, - dice Satoshi – dalle il colpo di grazia! –
- Noo, Natasha, ragiona, se la ucciderai sarai perduta per sempre! – mormora Matt – Apparterrai solo a questi esseri demoniaci!!!! –
- Io…sono già maledetta, Matt! – gli rispondo, voltandomi verso di lui.
- Stai zitto, cieco, lei sta compiendo un’impresa che nessuno della “Mano” ha mai portato a termine! – gli risponde Masamune, beffardo – E tutto si è svolto in maniera onorevole e regolare! –
Alzo la katana sopra la mia testa, afferrandola con entrambe le mani, poi lascio cadere il colpo fatale.
Prossimo numero: A kind of magic.
Marco Poggi
"The best!", titolo di una vecchia canzone di Tina Turner, ispira questo sesto episodio incentrato sul duello fra Natasha Romanoff ed Elektra. E' l'episodio più discorsivo della saga, mette in primo piano i timori e i dubbi della protagonista. Spero vi piaccia. Allora, vi piace o no ?
Marco Poggi
A KIND OF MAGIC.
Parla la Vedova Nera in prima persona: Un ultimo attacco, un ultimo passo di danza, un ultimo urlo e il duello è finito. Elektra cade a terra, mentre io le punto la lama della mia spada in gola.
- Che cosa aspetti, Vedova, - dice Satoshi – dalle il colpo di grazia! –
- Noo, Natasha, ragiona, se la ucciderai sarai perduta per sempre! – mormora Matt – Apparterrai solo a questi esseri demoniaci!!!! –
- Io…sono già maledetta, Matt! – gli rispondo, voltandomi verso di lui.
- Stai zitto, cieco, lei sta compiendo un’impresa che nessuno della “Mano” ha mai portato a termine! – gli risponde Masamune, beffardo – E tutto si è svolto in maniera onorevole e regolare! –
Alzo la katana sopra la mia testa, afferrandola con entrambe le mani, poi lascio cadere il colpo fatale. La direzione è la sua testa, Elektra è pronta al sacrificio, poi sono io a rallentare la velocità del colpo, fino a sfiorare con la lama della mia spada un ciuffo dei capelli neri della mia avversaria. Mi volto verso Satoshi Masamune e i suoi accoliti ed inizio a ridere.
- Perché ti sei fermata, femmina… - impreca Masamune, irritato – e perché stai ridendo ? –
- Già, diglielo, Natasha! – mi dice Elektra, sorridendo a sua volta ed abbassando gli occhi. Ed io, buttando a terra la katana e prendendo un piccolo telecomando, rispondo:
- Perché siete tutti in mio potere…Questo luogo è cosparso di microbombe al plastico di fabbricazione “S.H.I.E.L.D.”, che io personalmente ho piazzato, non appena sono entrata qua dentro, e non esiterò a farle detonare, se non ci lascerete andare via sane salve con Matt! – e Masamune:
- Tu vaneggi, femmina! – ed io:
- Ah, si ? Ecco un assaggio! – premo il bottone del detonatore e un microbomba esplode, frantumando la parete e schiacciando molti ninja.
- Natasha, - sorride Matt, ancora legato – allora era tutta una finta…La sfida, il duello e la tua adesione alla “Mano”! – ed io, sorridendo, gli rispondo:
- Certo, Matt, appena siamo arrivati qua, grazie ai miei bracciali ho cosparso il corridoio e questo posto di microbombe! Elektra ha capito le mie intenzioni e mi ha spalleggiato durante il “combattimento”, lasciandomi lo spazio per lanciarle dappertutto! Elektra, – dico alla ninja – slega Matt e voi non provate a fermarla, o ci sarà arrosto di ninja per lo spuntino di mezzanotte della setta! –
- Maledetta, mi hai preso in giro tutto il tempo, eh ? – urla Masamune – Ragazzi, trovate tutte le microbombe! –
- Non ci riusciranno, anche se i tuoi uomini sanno camminare sulla parete.- gli rispondo, beffarda - Le microbombe hanno un rivestimento invisibile, difficile a vedersi ad occhio nudo! Sono piccole, ma letali! –
Elektra slega Matt dal palo che lo tiene imprigionato con un colpo della sua spada, poi lo aiuta sorreggersi, raggiungendomi velocemente.
- Hai fatto, “ragazza” ? – le dico ironicamente.
- Certo, “vecchietta”, tutto è andato come avevi progettato! – mi risponde di getto.
- Bene! – rispondo, dopo aver visto lo stupito sguardo di Matt – Signori…Fatto ciò, noi togliamo il disturbo. Se ci seguite, o ci attaccate premerò il pulsante e l’esplosione precedente sarà solo un petardo al suo confronto! – ma Satoshi non ascolta ed ordina:
- Non date ascolto a questa femmina traditrice, addosso a tutti e tre! – i ninja obbediscono e ci saltano addosso ma io, premendo il pulsante del detonatore, esclamo:
- Bye, bye, babies! – ed un enorme esplosione travolge i nostri inseguitori, lasciando solo rovine dove prima c’era un rifugio sicuro della “Mano”.
(FINE SETTIMO EPISODIO)
(SETTIMO EPISODIO CONCLUSIONE)
Io, Matt ed Elektra riusciamo a metterci in salvo prima che l’esplosione ci travolga in pieno. Ora, davanti a noi, ci sono solo rovine fumanti, mentre i corpi senza vita dei nostri avversari fanno capolino. Abbiamo vinto la nostra guerra, io ho danzato con il diavolo e mi sono ancora preso gioco di lui, Elektra ha capito che non sono una donna da sottovalutare, mentre Matt mi sorride ancora.
- Complimenti, Natasha, hai un futuro come terrorista internazionale! – mi dice Elektra, interrompendo il silenzio.
- L’unica era farci portare nel loro nascondiglio, Elektra, – rispondo – grazie per avermi spalleggiato quando ho lanciato la “sfida”! – e Matt, stupito chiede:
- Ma come avete fatto ? Come vi siete messe d’accordo, parlavate come se volevate scannarvi! – ed io sorridendo:
- Devo tutto a te, Matt, sei stato tu ad insegnarmi a parlare usando la mente…Sapevo che era un trucco ninja che ti aveva insegnato Stick, e ho azzardato che anche la “ragazzina” qui presente lo usa spesso! –
- Sei una vera stratega, Natasha, – mi risponde Elektra annuendo – non avrei mai creduto che tu fossi così…professionale! Sai, Matt ? Quando aveva detto ad alta voce “Guardami negli occhi”, questa “vecchietta” ha iniziato a parlarmi in testa! – ansima, poi riprende – Mi ha “detto”: “Assecondami, ho un piano per liberarci dei ninja e salvare Matt!” Lei me lo ha esposto dettagliatamente, mentre loro ci accompagnavano al loro covo. –
- Sono una spia, dopotutto, – riprendo io – mentire è il mio mestiere! E poi, loro non erano così furbi come credevano di essere. Lasciarmi i bracciali, permettendomi così di minare per bene il loro nascondiglio, mentre attraversavo i corridoi e mentre io ed Elektra “duellavamo” nell’arena…Roba da dilettanti, non da professionisti dell’omicidio! – e Matt:
- Siete incredibili, ragazze, ma ora portatemi a casa. Devo medicarmi le ferite che quel Satoshi Masamune mi ha inferto! –
- Già, Satoshi Masamune…Credi che sia morto nell’esplosione ? – mi domanda Elektra, guardandomi seriamente.
- Se è furbo certamente, ma come si dice… - sentenzio io, lanciando un rampino e lasciandomi trasportare dall’inerzia – i codardi muoiono mille volte, gli eroi una volta sola! – e noi tre spariamo nella notte, lasciando soltanto cenere e detriti.
Prossimo numero: Professione: pericolo.
Marco Poggi
"A kind of magic", dopo Tina Turner cito i Queen come titolo di questo settimo episodio, che svela le reali motivazioni della Vedova Nera. Qualcuno penserà che la trovata delle minibombe è servita solo ad affrettare la conclusione, perché voleva leggere di uno scontro fisico fra Satoshi Masamune e Natasha Romanoff. Invece, io ho deviato sull'astuzia femminile. Natasha sa bene di essere inferiore a Satoshi Masamune nella lotta, ha visto come il ninja ha ridotto Devil, quindi "gioca sporco", attuando uno stratagemma "esplosivo" che le fa ottenere la vittoria. Non vuole farsi superare da Elektra, non vuole lasciale campo libero per non sentirsi inferiore (se lo facesse, Elektra sarebbe libera di falciare con i suoi Sai tutti i ninja, in una scena sanguinaria tipo quella finale di "KILL BILL VOL. I), così la Vedova Nera preferisce minare il covo della "Mano" e farlo esplodere in mille pezzi. In fondo, la fan fiction è la sua, Elektra e Devil sono solo degli ospiti. Lei deve trovare la soluzione che la caverà fuori dai guai, non Elektra e nemmeno Devil. Spero abbiate apprezzato, perché "A kind of magic" conclude lo scontro con la "Mano", ma apre la strada ad altre avventure. Aspetto commenti.
Marco Poggi
P.S.: I ninja della "Mano" li ho fatti maschilisti e un pò stupidi apposta, volevo che fossero giocati da una donna astuta che non è una ninja. Spero abbiate apprezzato...oppure no ?
P.P.S.: Adesso, se volete, potete iniziare a commentare questa saga!
PROFESSIONE: PERICOLO!
Parla la Vedova Nera in prima persona: Dopo un’accesa battaglia contro i sicari nipponici della “Mano”, io, Elektra Natchios e Matt Murdock, il vigilante in rosso Devil, ci ritroviamo nell’appartamento di quest’ultimo, per curargli le ferite che gli hanno inferto quegli assassini, e per metterlo a letto. E’ stata una notte movimentata, ma è finita. Matt è ferito, ma se la caverà, mentre io ed Elektra abbiamo i costumi strappati, perché abbiamo combattuto fra di noi per ingannare gli avversari. Ma anche se tutto è crollato, come un castello di carte, neanche mezz’ora fa, tutto ora ci sembra lontano, come se fosse accaduto un secolo fa. Matt, con una vistosa fasciatura che gli copre il suo tronco, è coricato a letto e ci sorride, quasi come se vedesse me ed Elektra, che siamo ai piedi del letto.
- Accidenti, ragazze, come posso ringraziarvi ? – ci chiede, toccandosi le ferite, che io gli ho fasciato appena tornati – Quel Satoshi Masamune era un vero sadico, con la sua spada mi ha colpito più volte, procurandomi piccole ma dolorose ferite…Ahh! Mi sono mosso male! –
- Voleva giocare con la tua vita, Matt! – gli risponde Elektra – Per lui eri come un giocattolo da rompere, un insetto da torturare, non un supereroe. –
- In ogni modo, devi riguardarti per alcuni giorni, - intervengo io, mentre gli rimetto a posto le coperte – le ferite sono piccole, ma profonde. -
- Ehi, Natasha, – mi dice Matt, prendendomi per il braccio destro – stasera mi hai fatto paura. Credevo davvero che tu volessi uccidere Elektra! –
Fisso per un secondo la ragazza greca che mi sta davanti e poi rispondo a Matt:
- C’è stato un momento in cui l’avrei fatto per davvero! Questa ragazza scatena i miei istinti più violenti e repressi! –
- Ehi, “vecchietta”, che dici ? – interviene Elektra – Durante il nostro “duello” ti ho permesso anche di atterrarmi! Cosa pretendevi, che mettessi tutta me stessa in una “recita teatrale”, nata per il divertimento di un gruppo d’assassini mascherati e guardoni ? –
- Ehi, “ragazzina”, – le ribatto io – ho detto che solo per un momento avrei voluto ucciderti! –
- Smettetela, ragazze! – esclama Matt – Avete collaborato per salvarmi la vita, questo è l’importante! –
- E tu Matt, - mi volto verso l’avvocato non vedente – ti suggerirei di non andare per qualche giorno a lavorare, per riprenderti dalle ferite.-
- Foggy saprà coprirmi molto bene. – mi risponde – D’altronde, è o non è il mio migliore amico ? –
- Già, un grande amico, il migliore! – gli dico, sorridendo.
- Tu sei la mia migliore amica, Natasha! – mi risponde.
“Solo un’amica ?” penso io, digrignando i denti “Non sai quanto queste parole mi fanno male, Matt! A chi hai dato il tuo cuore, ora che Karen Page non c’è più. Ad una cliente del tuo studio, alla tua nuova segretaria, oppure a qualche altra supereroina in costume ?” e poi finisco “Non sai quanto mi sento sola in questi giorni!”
- Io devo andare, Matt. – gli dice Elektra, avvicinandosi alla finestra – Natasha, puoi seguirmi sul tetto ? – mi domanda, guardandomi - Vorrei parlarti un attimo! –
- Va bene . – le rispondo – Allora arrivederci, Matt, - saluto con un sorriso, il mio ex-amante - cerca di non commettere imprudenze, quelle ferite devono mettere in vacanza Devil almeno per un paio di settimane! –
- Va bene, “dottoressa”, farò come desidera! – mi risponde, sorridendo – Ciao, Natasha, stammi bene! –
Un veloce saluto con la mano destra e poi con l’altra, lancio il mio rampino che si aggancia al palazzo di fronte. Con un balzo dei miei, faccio una giravolta e mi ritrovo sul tetto, assieme ad Elektra, che mi fissa con i suoi occhi marroni.
“Allora, tutto è andato per il verso giusto, Vedova Nera,” inizia a parlarmi nella mente “Matt è salvo e la “Mano” è sconfitta!”
“Vero, manca solo una cosa per fare di questa nottata una delle più proficue, Elektra,” le rispondo con il medesimo mezzo di comunicazione “dovrei consegnarti al più vicino distretto di polizia di Hell’s Kitchen! Sei sempre una ricercata, hai compiuto omicidi che né io, né questo paese approviamo!”
“Sono una mercenaria, Natasha, devo seguire il mio destino.” mi risponde lei “E poi, che cosa ti rende diversa da me ? Anche tu sei un’assassina, anche tu uccidi la gente!”
“Forse è vero,” le dico “ma tu uccidi perché ti piace, io uccido perché sono costretta a farlo. Credi forse che gioisca del fatto che, neanche un’ora fa, ho fatto crollare addosso il soffitto a quegli assassini ninja, usando un esplosivo al plastico ?”
“Non mi sventolare in faccia la tua “licenza di uccidere”, Natasha Alianovna Romanoff,” mi ribatte, con tono seccato “potrei trafiggerti con un semplice colpo del mio Sai! Siamo assassine, ammettiamolo, non possiamo cambiare il nostro destino!”
“Si, ma possiamo migliorarlo, dominando le nostre emozioni e non facendoci prendere completamente da esse!” le dico, fissandola seriamente negli occhi.
“Sei saggia, Vedova Nera,” mi dice, sorridendo “se un giorno saremmo costrette a combattere l’una contro l’altra per davvero, non dimenticherò la tua saggezza russa!”
“Spero che questo giorno arrivi il più tardi possibile, questa notte ha conosciuto una nobile combattente!”
- Arrivederci, “vecchietta”, non andare troppo presto all’ospizio delle spie, ti voglio rivedere! – mi saluta ad alta voce, spiccando un balzo ninja e sparendo dalla mia vista.
(FINE OTTAVO EPISODIO)
(OTTAVO EPISODIO CONCLUSIONE)
- Arrivederci, “ragazzina”, - le rispondo io – metti la testa a posto, eh ? –
Salutata Elektra, vado dritta di filato a casa, voglio farmi una doccia, voglio mettermi una vestaglia pulita e voglio dormire per tutta la giornata. Per un istante, vorrei tornare nel terreno della mia ultima battaglia, per controllare se i corpi dei ninja della “Mano” sono ancora là, schiacciati dalle macerie, oppure sono scomparsi, come al solito, in una nuvola di zolfo. Domani i giornali parleranno a lungo di quell’edificio crollato, così saprò se la faccenda è chiusa, oppure è solo rimandata a data da destinarsi. La paura di trovarmi a casa un uomo come Satoshi Masamune mi terrorizza, soprattutto dopo che gli ho fatto crollare il soffitto addosso. Natasha hai dannatamente esagerato stanotte, cosa ti rende migliore d’Elektra e di quegli uomini che hai ucciso ? Sto cercando una risposta da darmi, quando, appena giunta nei pressi del mio attico, da una delle mie finestre noto che c’è qualcuno che si muove nell’ombra. Non mi faccio prendere dal panico e parto con un doppio calcio volante colpendolo alle spalle e facendolo cadere a terra. L’uomo si volta verso di me e subito mi è tutto chiaro. Quei capelli sale e pepe, quella barba sfatta, quella benda sull’occhio, quel suo dannato sigaro in bocca e quella sua divisa blue notte, che gli ho visto indossare mille e mille volte.
- Nicholas Fury, che ci fai nel mio attico qui, a quest’ora ? – gli domando, aiutandolo a rialzarsi in piedi.
- Salve, Natasha. – mi risponde, prontamente – Scusa l’ora, ma lo “S.H.I.E.L.D.” ha bisogno di te! –
Prossimo numero: L’occhio rivelatore.
Marco Poggi
"PROFESSIONE: PERICOLO" chiude le porte alla saga della Mano e ne apre altre con l'apparizione del colonnello senza un occhio Nick Fury, direttore dell'agenzia antiterroristica "S.H.I.E.L.D." portato "alla ribalta" anche in un dimenticabile film tv da David Hasselhoff del 1998. Nei dialoghi si citano Karen Page, la segretaria bionda amata per lungo tempo da Matt Murdock e uccisa, come Elektra, da Bullseye, e Franklyn "Foggy" Nelson il socio, nonché amico grassottello di Matt Murdock, quando svolge la professione forense. Un tempo, Foggy non sapeva della doppia identità del suo socio, ora invece la conosce e non fa che coprire il suo amico, quando volteggia fra i grattacieli vestito di rosso. Per altre informazioni su karen Page e Foggy:
http://en.wikipedia.org/wiki/Karen_Page
http://en.wikipedia.org/wiki/Foggy_Nelson
Marco Poggi
L’OCCHIO RIVELATORE.
Parla la Vedova Nera in prima persona: Salutata Elektra, vado dritta di filato a casa, voglio farmi una doccia, voglio mettermi una vestaglia pulita e voglio dormire per tutta la giornata. Per un istante, vorrei tornare nel terreno della mia ultima battaglia, per controllare se i corpi dei ninja della “Mano” sono ancora là, schiacciati dalle macerie, oppure sono scomparsi, come al solito, in una nuvola di zolfo. Domani i giornali parleranno a lungo di quell’edificio crollato, così saprò se la faccenda è chiusa, oppure è solo rimandata a data da destinarsi. La paura di trovarmi a casa un uomo come Satoshi Masamune mi terrorizza, soprattutto dopo che gli ho fatto crollare il soffitto addosso. Natasha hai dannatamente esagerato stanotte, cosa ti rende migliore d’Elektra e di quegli uomini che hai ucciso ? Sto cercando una risposta da darmi, quando, appena giunta nei pressi del mio attico, da una delle mie finestre noto che c’è qualcuno che si muove nell’ombra. Non mi faccio prendere dal panico e parto con un doppio calcio volante colpendolo alle spalle e facendolo cadere a terra. L’uomo si volta verso di me e subito mi è tutto chiaro. Quei capelli sale e pepe, quella barba sfatta, quella benda sull’occhio, quel suo dannato sigaro in bocca e quella sua divisa blue notte, che gli ho visto indossare mille e mille volte.
- Nicholas Fury, che ci fai nel mio attico qui, a quest’ora ? – gli domando, aiutandolo a rialzarsi in piedi.
- Salve, Natasha. – mi risponde, prontamente – Scusa l’ora, ma lo “S.H.I.E.L.D.” ha bisogno di te! – ed io a Fury:
- Scusa, Nicholas, ma prima sono io che devo rimettermi in sesto! – lo sposto con la mano, mi reco in bagno, butto via il costume strappato e m’infilo nella doccia, aprendo a tutta forza l’acqua calda.
- Accidenti, Natasha, - mi dice Nick, guardandosi attorno - ma che è successo qua, la terza guerra mondiale ? – ed io rispondo, mentre l’acqua scende per tutto il mio corpo:
- Nulla d’irreparabile, qualche visitatore notturno…Una festicciola fra amici! – e lui conclude:
- …Finita con i fuochi d’artificio, non è vero ? –
- Che cosa dici ? Non ti sento bene, sto facendomi lo shampoo! – ribatto io, fingendo di non capire.
- Dai, non fare la commedia con me, Natasha, - mi dice Fury, con un tono scherzoso – neanche un’ora fa abbiamo captato con i nostri radar un’esplosione non molto distante da qui…Un’esplosione di tipo familiare, qualcosa che ricordava le nostre microbombe. –
- Davvero ? – dico io, mentre mi sciacquo per bene – E chi ti dice che la colpevole sono io ? –
- Colpevole ? – ripete Fury – Per me hai fatto più che bene! Quel palazzo doveva “essere demolito” dal comune, abbattendolo stasera, Natasha, gli hai fatto risparmiare tempo e denaro! Ti dovrebbero dare la medaglia, altro che prigione! –
- Bene, mi sento sollevata di questo! – rispondo io, chiudendo il rubinetto dell’acqua calda, uscendo dalla doccia e avvolgendomi un asciugamano rosa in tutto il corpo.
- Dimmi, Natasha – chiede Fury – c’è qualcosa che mi hai tenuto nascosta ? – ed io uscendo dal bagno, gli ribatto:
- E tu che ne sai del chiasso di stanotte ? –
- Lo so e basta. – mi dice lui, sbuffandomi una nuvola di fumo in faccia – Personalmente, ti dico grazie, ma ti consiglierei anche di sparire…La “Grande Mela” è divenuta un po’ “bacata” per te, Vedova! –
- E mi dica, signor colonnello, cosa mi consiglia ? – gli domando, sorridendo.
- Qua sotto ho una delle auto volanti dello “S.H.I.E.L.D.”, - mi dice – vorrei farti vedere qualcosa nella “sala proiezioni” dell’Elivelivolo, si tratta di vecchie “conoscenze”. –
- Dammi il tempo d’infilarmi un altro costume, colonnello. – gli rispondo, frugando nel mio armadio e prendendo un terzo costume nero in una sola sera – Basta che non sbirci troppo con quel tuo occhio che ti resta! –
- Sono un gentiluomo! – mi dice lui, ridendo a denti stretti.
- Dalla barba sfatta e dall’Havana che fumi e mastichi non si direbbe, Nick! – gli rispondo sarcastica.
Neanche cinque minuti dopo, siamo già in volo, in una Mustang rossa modificata, poco spaziosa, ma molto “bondiana”. Mentre Nick guida il suo apparecchio, io faccio un po’ mente locale. Secondo quello che mi ha fatto capire Nicholas, lo “S.H.I.E.L.D.” era a conoscenza dei movimenti della “Mano” e sapeva dov’era il nascondiglio dei suoi fanatici. Mi chiedo perché i ragazzi di Fury non abbiano anticipato le loro mosse e li abbiano lasciati fare. Che sia a causa di quello che devo vedere in “sala proiezioni” ? Lo saprò presto, la macchina volante di Nick è già nelle vicinanze dell’Elivelivolo dello “S.H.I.E.L.D.”, una fortezza volante gigantesca che mi piacerebbe acquistare a prezzo scontato, quando andrò in pensione. Ma chi sono io per fare un torto allo “zio Sam” ? Solo la “piccola” Natalia Alianovna Romanova, la letale e ricca Vedova Nera, le cui sostanze non arriverebbero a pagare la metà dei macchinari dell’Elivelivolo. Il portellone dell’hangar si apre, Nick vi c’entra dentro con l’auto, mentre io mi chiedo di quale vecchia conoscenza parlava il colonnello. Ad attenderci ci sono alcuni agenti e l’immancabile Dum Dum Dugan, che abbraccia Fury, il suo vecchio compagno d’armi, e “stritola” anche me, con una presa da lottatore che m’incrina quasi le costole. Alcuni ordini del colonnello, poi io e Nick ci rechiamo nella “sala proiezioni”, percorrendo i lunghi corridoi dell’Elivelivolo.
(FINE NONO EPISODIO)
(NONO EPISODIO CONCLUSIONE)
- Dimmi, Natasha, che ne sai del sistema “Eye” ? – mi chiede Fury, voltando la testo verso di me.
- Il cosiddetto “occhio rivelatore”, Nick ? Certo che lo conosco! – gli rispondo io – E’ una speciale lente a contatto, con microcamera incorporata, che procura molti bruciori all’iride quando la indossi! –
- Già, è vero, – conferma Fury, facendomi entrare nella “sala proiezioni” – per questo io non l’ho ancora provata. Non voglio “bruciare” l’occhio che mi rimane, anche se è molto utile e può registrare fino 24 ore di materiale, mandando i dati direttamente ai nostri DVD recorder! –
- E ci dobbiamo “sciroppare” tante ore ? – domando, accomodandomi in una sedia della sala, davanti ad un enorme schermo bianco.
- No, ti farò vedere solo la parte c’interessa! – mi risponde, diventando serio e sedendosi sulla sua poltrona di comando – Conosci l’agente Rodgers ? –
- Si, lo conosco. – dico io, annuendo con la testa – Ho fatto coppia con lui in un paio di missioni! –
- Beh, quello che ti mostrerò è il suo ultimo “film” che abbiamo avuto dalla sua “Eye”. – mi dice, dando ordine all’agente incaricato di avviare il DVD – Non sarà uno spettacolo piacevole, ti avverto! –
- Grazie, Nick, l’avevo intuito! – esclamo io, un po’ irritata – E’ tanto terribile ? –
- Se così non fosse, non ti avrei chiamato con urgenza, Natasha. – mi risponde il colonnello.
Prossimo Numero: Brivido freddo.
Marco Poggi
Torna la serie della Vedova Nera, con il direttore dello "SHIELD", il colonnello guercio Nick Fury, in primo piano. Fumatore incallito di sigaro, Fury si presenta sempre con la barba sfatta e una tuta nera. Per maggiori informazioni, consultate il sito:
http://it.wikipedia.org/wiki/Nick_Fury
Marco Poggi
BRIVIDO FREDDO.
Parla la Vedova Nera in prima persona: Si spengono le luci, il proiettore parte e le immagini iniziano a scorrere davanti agli occhi del colonnello e dei miei. Non vediamo il protagonista degli eventi che stanno per accadere, le telecamere sono microscopiche, inserite nelle sue lenti a contatto, ma è proprio l’agente “S.H.I.E.L.D.” Anton Rodgers, una mia vecchia conoscenza, quello che sta penetrando in un laboratorio segreto, superando con un balzo la recinzione. Con abilità e destrezza forza una finestra col grimaldello che ha nelle sue mani e salta dentro. Immobilizza un paio di guardie col cloroformio, spruzza uno spray particolare nelle telecamere del corridoio e si dirige nella camera blindata, sorvegliata da due guardie. Due proiettili anestetici della sua particolare pistola e le guardie crollano svenute. Poi, s’avvicina alla camera blindata e, con un particolare solvente, disintegra l’acciaio in eccesso come se fosse burro. Indossa gli occhiali a raggi X per evitare le trappole e i raggi laser ed inizia a strisciare per terra, fino ad arrivare davanti alla teca di vetro che custodisce una particolare scatola. Rodgers apre la teca con un laser e, facendo attenzione ai raggi x e all’allarme, sottrae con abilità la scatola. Dopodiché, fugge via dal luogo del furto, senza farsi sorprendere da guardie, o sorveglianti.
- Quello che hai visto, Natasha, - mi spiega Nick Fury – è il furto che Rodgers ha compiuto, qualche giorno fa, ai danni di uno dei tanti laboratori britannici di “Ultimatum”, la terribile organizzazione terroristica, che ci ha dato sempre dei problemi.
- E cosa c’è dentro la scatola ? – domando io.
- Ci crederesti ? La “chiave del Cancro”! – mi risponde, serio.
- …di Scorpio vorrai dire! – intervengo io.
- No, no, proprio la “chiave del Cancro”, purtroppo ne esistono altre! – rettifica Fury, riferendosi anche alla “Chiave di Scorpio” che suo fratello, denominato appunto Scorpio, usava per commettere i suoi crimini.
- E tu le vuoi avere tutte, vero ? – domando io.
- Si, perché sono tutte pericolose. – mi risponde Fury, sbuffando una nuvola di fumo.
- E dov’è ? Rodgers te l’ha riportata ? – continuo a domandare.
- Stava per farlo, si era anche messo in contatto con l’agenzia, come puoi vedere dalle immagini. – mi risponde Fury, indicandomi sullo schermo Rodgers che sta chiamando l’agenzia col suo cellulare – Diavolo! – si dispera Fury – Dovevo andarci io, non mandarci un mio sottoposto! –
- Quante chiavi esistono ? – domando.
- Tre: una di Scorpio, una del Cancro e una del Sagittario. – mi dice, con freddezza.
- E noi abbiamo quella di Scorpio, vero ? – deduco.
- Già, ma non è qui, è in un nostro laboratorio nel New Mexico! – confessa Fury, abbassando lo sguardo e schiacciando con il piede sinistro il sigaro che attimi prima aveva fatto cadere per terra.
- E che n’è di quella del Sagittario ? - continuo io.
- Ce l’ha l’“Hydra”, in una sua base a Berlino! – si accende un altro sigaro Fury, mordonsi le labbra.
- Il tuo vecchio “amico” Von Strucker riserva sempre delle sorprese! – esclamo, riferendomi al capo sfregiato dell’“Hydra”.
- No, non ce l’ha lui, - rettifica Fury -, è Viper che n’è in possesso! – ed io:
- Quindi, o “Hydra”, o “Ultimatum” vogliono avere tutte e tre le chiavi, non è così ? –
- Ci sono anche l’“AIM”, il “MAGGIA”, il dottor Destino, il Mandarino e il Teschio Rosso che sono interessati alle tre chiavi! – afferma Fury, contando i cinque nomi con le dita.
- Accidenti, ma allora, cosa è successo a Rodgers ? – domando io, preoccupata.
- Ti avevo detto che non sarebbe stato uno spettacolo piacevole, Natasha, – afferma Fury, mostrandomi lo schermo, dove troviamo Rodgers che fissa un ventilatore sopra la parete di un albergo di terza categoria di Soho – eccolo che sta aspettando il suo contatto dello “S.H.I.E.L.D.”…Che non arriverà mai! – ed io:
- Ma allora, chi è arrivato al suo posto ? –
- Guarda lo schermo e lo saprai, Natasha! – mi risponde – La risposta è negli occhi d’Anton Rodgers! –
Un brivido freddo mi scorre sulla schiena, quando udiamo bussare alla porta della camera d’albergo di Rodgers. E’ il momento clou, quello che tanto temevo. Rodgers spegne la sua sigaretta. Prende la sua pistola dal comodino, s’avvicina alla porta e chiede la parola d’ordine.
- Le chiavi devono essere riunite! – esclama una voce dall’accento inglese.
Rodgers guarda dallo spioncino chi è venuto a trovarlo, un uomo inglese alto, con sorriso ironico, bombetta, doppiopetto e ombrello e una ragazza dalla tuta di pelle nera.
- Cavolo… - dice fra sé e sé, caricando la pistola – Non è Wilson, è un altro! Ma conosce la parola d’ordine, che gliel’abbia detta Wilson ? Aspettate, - si rivolge ai due – chi vi ha detto questa parola d’ordine ? Vi ha mandato Wilson ? –
(FINE DECIMO EPISODIO)
(DECIMO EPISODIO CONCLUSIONE)
La porta si frantuma con un poderoso calcio, Rodgers cade per terra e i due entrano nella camera. Un altro brivido freddo ed anch’io riconosco i due: Jackson Speed ed Etta Feel, due assassini inglesi dei più folli. Rodgers si rialza, ma Etta Feel lo atterra con un altro calcio. Gli occhi di Rodgers si chiudono per un attimo, poi quando li riapre l’ombrello truccato di Speed è puntato alla sua tempia.
- Sì, ci ha, per così dire, “mandato” il signor Wilson, agente Rodgers , - afferma Speed, ridacchiando – ora non c’è più…Ha avuto una “discussione” con miss Etta! –
- Che cosa volete da me ? – domanda Rodgers.
- La scatola che hai rubato ieri, quella con la “chiave del Cancro”! – risponde Etta Feel – Collabora con le buone e noi ti risparmieremo la vita! –
- Aiuto, mi vogliono ammazzare, aiutooo! – esclama Rodgers, impaurito.
- E’ inutile che chiedi aiuto, abbiamo pagato i pensionanti e il direttore di quest’albergo perché chiudessero un occhio su quello che avverrà in questa stanza! – afferma Speed – Quindi dicci dov’è la scatola e noi saremo clementi! – e Rodgers, spavaldo:
- Andate all’inferno, maledetti, non ve lo dirò mai! – e Speed, premendo il grilletto del suo ombrello truccato esclama:
- Come vuoi tu, agente Rodgers, lo troveremo da soli! – e un colpo esplode sulla testa d’Anton Rodgers, facendo “terminare” bruscamente il film.
Io rimango impietrita dalla scena, Fury ordina di riaccendere le luci, pronto a raccontarmi tutto dall’inizio.
Prossimo Numero: Ricordando il passato.
Marco Poggi

