Il mio punto di vista

Contro la censura, a favore di arte e cultura
Quello della censura nelle opere d'animazione giapponese è un
argomento che sta particolarmente a cuore a chi come me, nato negli
anni settanta, è cresciuto in compagnia di cartoni animati come
Lupin III, ma che coinvolge l'intero paese e non soltanto nostalgici e
fans, se è vero come è vero che se ne è occupato
anche il Palazzo: la Commissione Minori-Tv della Presidenza del
Consiglio ha varato in materia un apposito testo di
autoregolamentazione molto restrittivo (26 novembre 1997), sottoscritto
sia dai responsabili delle varie emittenti nazionale che dall'allora
Presidente del Consiglio Romano Prodi. Psicologi e genitori combattono
ormai da anni un'aspra battaglia contro i cartoni animati, soprattutto
quelli provenienti dal Giappone, accusandoli di essere troppo violenti
e di condizionare negativamente il comportamento dei bambini,
facilmente influenzabili vista la loro giovane età; in questo
loro atteggiamento pregiudiziale hanno validi alleati sia nella stampa
(i giornalisti sono i primi a cavalcare l'onda di proteste e di
ingiustificati pregiudizi dell'opinione pubblica: leggi 'comitato
genitori') che all'interno dei network stessi: i responsabili delle
reti nazionali sono infatti ben contenti di poter "adattare" le serie
provenienti dai paesi stranieri modificandole fino a renderle un
prodotto totalmente diverso dall'originale ma più consono ai
fini economici di cui sono portatori. Ho volutamente messo tra
virgolette il termine in quanto il significato di fondo di un
adattamento è semplicemente quello della trasposizione in
italiano delle opere di lingua straniera, altrimenti incomprensibili.
Attualmente l'indirizzo prevalente è invece quello di
autoattribuirsi un arbitrario diritto di censura in nome della difesa
dei minori, uno stratagemma che rende possibile trasformare
completamente una serie animata attraverso l'abile utilizzo di quattro
tecniche che ne minano l'originalità ed il senso generale voluto
dall'autore: taglio e rimontaggio di interi episodi, modifica o
sostituzione di nomi, dialoghi e colonne sonore originali, alterazione
della normale e logica successione degli episodi e soprattutto
eliminazione di qualsiasi riferimento alla cultura orientale.
La mia riflessione parte da un dato di fatto ormai assodato. I cartoni
animati sono considerati prodotti di serie B per bambini ma la
realtà è ben altra: essi rispecchiano come ogni altra
opera audiovisiva la cultura, le tradizioni e i costumi del paese dal
quale provengono (nell'episodio di Lupin III "108° rintocco della
campana" Goemon racconta ad esempio una leggenda giapponese secondo cui
colui che saprà rinunciare ai desideri materiali - 108 appunto
-, come quello di dormire con le donne, diventerà santo) e le
arbitrarie censure che gli adattatori italiani continuano ad infliggere
ai cartoni animati rappresentano senza ombra di dubbio una palese
violazione del diritto d'autore, rispettato invece per altre opere
ritenute più nobili (in primis il film) e protette con apposite
leggi. La serie Lupin III a cui ho fatto riferimento è un
esempio altamente illuminante. Da un lato é nella sua versione
originale un magnifico veicolo di cultura nipponica (specialmente per
quanto riguarda la prima serie, ambientata in Giappone) simboleggiata
dallo stile di vita filosofico tipicamente orientale del samurai Goemon
in continua meditazione sul senso della vita, dai numerosi riferimenti
all'invadenza del mondo occidentale e dalla paura sempre viva della
bomba atomica: in più di un'episodio e persino nella prima
pellicola cinematografica (Mamoo, 1978) Lupin salva il mondo dalla
distruzione totale. Dall'altro é anche una serie facilmente
recepibile dal pubblico europeo per la caratterizzazione spiccatamente
occidentale del personaggio principale, eterno donnaiolo alla James
Bond che trascina la propria banda di ladri in uno sfarzoso mondo fatto
di lusso estremo, macchine sportive, gioco d'azzardo e pericolo.
Ebbene, la serie trasmessa in Italia risulta oggi irriconoscibile:
è stata una delle opere d'animazione giapponese che maggiormente
ha subito violenza dal bisturi della censura. Monkey Punch, ideatore e
autore di Lupin III, aveva realizzato le tavole del fumetto
(perché non dobbiamo dimenticare che Lupin III nacque come
fumetto erotico-avventuroso il 10 agosto 1967) con un tratto stilistico
volutamente "macchiaiolo" proprio per scoraggiarne una sua eventuale
trasposizione in cartone animato che temeva ne potesse compromettere
l'originalità e il taglio adulto. La prima serie tv (ambientata
in Giappone) è stata forse l'unica trasmessa in Italia ad aver
conservato abbastanza fedelmente, almeno al primo passaggio televisivo
sul finire degli anni settanta (Italia 1), le atmosfere noir e le
comiche digressioni sessuali del manga: da allora gli adattamenti
Fininvest-Mediaset hanno fatto perdere ogni riferimento al progetto
originale trasformando una serie adulta in un cartone animato dai
tratti molto infantili operando tagli ad ogni scena violenta o sexy
(queste ultime sempre molto soft).
Ritengo sicuramente indispensabile la tutela dei minori durante la fase
fondamentale della crescita che concorre alla formazione della loro
personalità ma questo è un problema di diversa natura. La
maggior parte delle serie animate giapponesi non sono infatti prodotti
indirizzati al mondo dell'infanzia ma opere specificatamente pensate e
realizzate per un pubblico giovanile identificabile in una fascia di
età compresa tra i 15 e i 30 anni: il nocciolo della questione
riposa quindi nelle errate scelte di programmazione televisiva che per
motivi strettamente economici riservano alle varie serie d'animazione
giapponese fasce orarie in netto contrasto con l'originale spirito
dell'opera. I tagli e le censure che risultano conseguentemente
necessarie violano non soltanto il diritto d'autore ma la stessa
libertà del telespettatore di vedere l'opera nella versione
integrale cui gli autori hanno dedicato mesi, più spesso anni,
del proprio lavoro.
L'appello che mi sento di rivolgere ai media televisivi, consapevole di
avere la solidarietà di numerosi intellettuali e associazioni
che da anni si battono contro la censura (ricordo in particolare
l'ADAM, organismo internazionale con sede anche in Italia), è
quello di una loro più attenta e profonda valutazione del mondo
dell'animazione e di una costruttiva collaborazione con rappresentanti
del settore cartoon che porterebbe sicuramente una ventata di
novità ed il fondamentale il rispetto della cultura e dell'arte
in ogni loro forma, troppo spesso sacrificate alle logiche
dell'economia di mercato nonostante le tanto propagandisticamente
sbandierate idee di globalizzazione e multietnicità.
PREMESSO QUESTO
Ho deciso di passare all'azione. Sono veramente stanco di vedere opere
di autori come Monkey Punch e Hayao Miyazaki trattate come carne da
macello. E' ora che anche noi di Lep, e tutti voi che ci seguite ormai
da anni e siete affezionati a Lupin e a tanti altri personaggi
dell'animazione giapponese, cominciamo a darci da fare affinché
l'attuale situazione non peggiori ancora di piu'. Ho cominciato con il
chiedere ad un mio amico avvocato di procurarmi le leggi dello stato
italiano relative alle trasmissioni televisive (tagliare un'opera
audiovisiva viola in modo evidente il diritto d'autore) e forse posso
riuscire ad avere qualche contatto con il mondo della politica. Ho
intenzione di mandare la lettera che avete letto in questa pagina a
tutti i giornali, nazionali e locali. Ho già cominciato e prego
tutti voi di inviarmi l'indirizzo, il numero di fax o l'email della
redazione delle testate locali della regione in cui vivete. Ogni
suggerimento sarà accolto con piacere.
Andrea Gervasi
Se avete qualche suggerimento o commento scrivetemi pure:
Andrea
Gervasi <gean@italway.it>
Creata il 27 maggio 2000
Ultima modifica il 27 maggio 2000